La Panagia Chozoviotissa di Amorgos - Grecia Vera

La Panagia Chozoviotissa di Amorgos

La Panagia Chozoviotissa, il monastero più famoso dell'Egeo

Il monastero della Panagia Chozoviotissa (o Hozoviotissa, a seconda di come preferisci trascrivere la chi di Χοζοβιότισσα) è uno dei luoghi più visitati dell'intera isola di Amorgos.

Ed è incidentalmente anche uno dei miei luoghi preferiti dell'isola (e dell'Egeo). Non perché amo i monasteri di per se (sebbene ne sia affascinato), ma per la vista che si gode dai gradini che portano al monastero a partire dal piccolo parcheggio al fondo della strada asfaltata.

Oggi ti racconto tutto quello che c'è da sapere sul Monastero più famoso di tutto l'Egeo, dalla sua storia, le tradizioni che si porta appresso e anche le celebrazioni che tutt'ora si tengono.

Cominciamo!

Indice

Informazioni sul Monastero

Il monastero della Panagia Hozoviotissa è incastonato in una parete rocciosa situata sulla costa est dell'isola di Amorgos, diverse centinaia di metri sotto alla cappella di Profitis Ilias, uno dei punti più alti dell'isola (come sempre).

Il monastero è alto circa quaranta metri e nel suo punto più largo raggiunge solo cinque metri (attorno alla base, come vedi dalle fotografie). Ciononostante è composto da otto livelli differenti, che non chiamo piani perché si trovano ad altezze sfasate tra loro, però alla fine sono i piani della costruzione.

A vederlo da fuori ovviamente salta all'occhio perché è l'unica zona bianca in tutta la parete rocciosa di colore marrone chiaro, ma le foto ingannano secondo me. E' incastonato in una rientranza della parete per cui di per se il monastero non è visibile né arrivando dal parcheggio né arrivando dalla palia strata fintanto che non svolti l'angolo: è davvero molto ben nascosto e in bocca al lupo a raggiungerlo dal mare dato che si trova a circa 200-300 metri sul livello del mare.

Il monastero è stato costruito nell'ottavo secolo dopo Cisto, precisamente attorno all'812-813 e successivamente rinnovato nel 1088 dall'imperatore bizantino Alexios Komninos, allo stesso tempo in cui furono portati avanti importanti lavori anche presso San Giovanni a Patmos. Da quel momento in poi, i due monasteri sono sempre stati considerati "fratelli" proprio per la storia che li accomuna.

Le origini del monastero: tra mito e storia

Tutto molto bello, ma da cosa deriva il nome Chozoviotissa? O cosa significa?

Glad you asked.

Ci sono essenzialmente due tradizioni a proposito di come l'icona della Vergine Maria fosse arrivata sull'isola e dunque del perché il monastero fu dedicato proprio a questa Madonna.

  1. La prima racconta che l'icona fu ritrovata in una barca nell'ansa proprio dove ora il monastero è stato costruito (qualcuno dice che fosse quella di Agia Anna). Si narra che una donna di Hozova (o anche Koziva, in Palestina) avesse messo l'icona in una barca e che l'avesse rilasciata in mare per sfuggire all'ira degli iconoclasti che imperversava all'epoca. Per i successivi 40 anni, l'icona fu tenuta nel Castro di Chora nella chiesa di Kyra - Leousa. Nell'ottavo secolo fu decisa la costruzione del Monastero ma senza prendere in esame le difficoltà tecniche per la costruzione. Pare che il sito fosse stato scelto per la sua somiglianza con il monastero da cui provenivano i monaci (nell'odierna Wadi al-Qilt) e si trovava 260m più in basso rispetto al sito attuale. I lavori cominciarono ma la notte crollò per via delle difficoltà ambientali. Fu a quel punto che il capomastro chiese un segno alla Madonna su dove fosse il punto giusto dove erigere il Monastero e la leggenda vuole che il giorno successivo tutta l'attrezzatura fosse stata trovata nel punto corrente dove si erge la struttura.
  2. La seconda versione, che personalmente mi piace di più, racconta invece come l'icona fu portata da monaci di Hodgeva (sempre in Palestina, l'odierna Wadi al-Qilt, vicino a Jericho), i quali partirono per le stesse motivazioni di cui sopra, ovvero gli iconoclasti. Durante il loro viaggio fecero tappa a Cipro, dove alcuni ladri dissacrarono l'immagine spezzandola in due e gettandola in mare. Apparentemente, i due pezzi arrivarono ad Amorgos dove si rifusero assieme, oppure secondo altre versioni, i monaci ricucirono l'icona e successivamente fondarono il monastero nel luogo suggerito dalla Madonna.

Non so quanto ci sia di leggenda e quanto di realtà a dire il vero. Quello che so è che, vedendo il monastero capisci che c'è qualcosa che trascende la tua comprensione perché pare davvero improbabile che una costruzione del genere possa esistere.

Nel medioevo il monastero deteneva un potere temporale non da poco e infatti la "provincia" delle isole Cicladi faceva capo ad Amorgos, e non come a Naxos com'è oggi.

Tutto per via di questo monastero nascosto nelle pareti rocciose. Proprio per questo, le fortune e i terreni accumulati dal monastero erano di enorme entità (ad Amorgos e in Grecia in generale): tutto venne però redistribuito ai locali nel 1954.

I monaci

Back in the (hey) days, il monastero contava la bellezza di cento monaci. Manco a dirlo, il loro numero si è drasticamente ridotto e ora sono rimasti in due più l'abate, per un gran totale di tre.

Pochi pochi, insomma.

Se ti capita di vederne uno salire o scendere, significa che la fortuna è con te perché è un evento più unico che raro.

Il monastero della Hozoviotissa al tramonto dal piazzale principale

Come arrivare al monastero della Panagia Hozoviotissa?

Ci sono sostanzialmente tre modi per arrivare al monastero: uno in auto, in cui farai a piedi solo l'ultimo tratto di gradini, e due interamente a piedi, che peraltro ti consiglio ampiamente se ti piace camminare. Vediamoli assieme nel dettaglio.

In auto o autobus dalla Chora

Sicuramente il metodo più facile e veloce: ci sono giusto un paio di km lungo la strada che collega la Chora di Amorgos con il parcheggio ai piedi della gradinata che porta al monastero.

Qualche volta al giorno l'autobus di KTEL Amorgos arriva fin qua anche se personalmente non è proprio una soluzione che ti consiglio perché sono davvero poche le corse. Se però hai la macchina, nel giro di dieci minuti sei al parcheggio, basta che imbocchi verso Kato Meria (Arkesini, Kalotaritissa, etc) e poi giri a sinistra al bivio di Agia Anna.

A piedi dalla Chora

Arrivare a piedi dalla Chora è anche una buona opzione dato che è sostanzialmente tutta discesa. Solo il tratto finale si sovrappone alla strada asfaltata ma le macchine saranno poche e andranno piano, quindi non preoccuparti.

Il problema forse sarà tornare indietro perché tutto il dislivello dell'andata te lo dovrai fare al ritorno. Io l'ho fatto alle 2 di pomeriggio d'estate e non è stato proprio piacevolissimo, ma se fossi andato a fare la visita a un'ora decente non avrei avuto problemi.

A scendere ti ci vorranno circa venti minuti, massimo mezz'ora. Prendi per il municipio della Chora e poi prosegui per il sentiero indicato, non ti puoi sbagliare.

Dal parcheggio non ti resta altro che salire la gradinata che porta al monastero e il gioco è fatto.

La palìa strata

La strada che non fa quasi mai nessuno e che invece ti consiglio io è quella da Aegiali, la vecchia dorsale dell'isola, la palìa strata.

Da Aegiali? Ebbene si, da lì.

E' una scampagnata di 12km sola andata, quindi non basteranno un paio d'ore, però te la consiglio perché conoscerai l'Amorgos vera, quella di un tempo: passerai attraverso il villaggio abbandonato di Asfondilitis dove probabilmente vedrai una vecchina che ancora tiene aperto il suo Tou Stechi nonostante il passaggio non sia più quello di una volta.

Vedrai Nikourià, l'isola di fronte alla spiaggia di Agios Pavlos, in tutta la sua maestosità. Vedrai i terrazzamenti e i mulini ormai abbandonati ma che una volta vedevano crescere grano, viti e olive in tutta l'isola.

E vedrai soprattutto pastori con le loro greggi probabilmente sul dorso di un asinello che preferiscono ancora passare dalla vecchia strada invece che fare lo stesso percorso in macchina.

Vedrai le scogliere scoscese del lato est dell'isola e il famoso grande blu per cui Amorgos è famosa in tutto il mondo.

Ciliegina sulla torta sarà arrivare alla Panagia Chozoviotissa ed essere accolti a braccia aperte dai monaci per un riposo ristoratore.

Come vestirsi per essere ammessi al monastero

Come per tutte le chiese e monasteri di fede ortodossa, è bene entrare vestiti coperti, anche in piena estate e sotto l'afa cocente di agosto.

Ancora di più in questi luoghi di culto che ormai Instagram ha trasformato in super star (un po' come con le Meteore in Tessaglia), i monaci ci tengono al rigore e non avranno problemi a negarti l'accesso nel caso giudichino che i vestiti non ti coprano abbastanza.

Nel dettaglio, sia gli uomini che le donne devono avere pantaloni o gonne che arrivino almeno fin sotto a entrambe le ginocchia ed essere coperti almeno quasi fino ai gomiti. L'ideale sarebbe portarsi dietro dei pantaloni lunghi e una maglia a maniche lunghe così da risolvere a monte il problema.

In realtà i monaci tengono sempre una serie di scialli che possono essere utilizzati per coprirsi spalle e braccia, oltre ad una serie di pantaloni lunghi di diverse taglie per gli uomini. Li troverai sempre legati alla staccionata subito accanto all'ingresso del monastero.

Io mi sono trovato costretto ad usarli un'estate che passavo di lì e non avevo messo in conto una visita, però sinceramente non te li consiglierei perché se li mette davvero addosso chiunque.

Ad ogni modo, un monaco è sempre all'ingresso e ti dirà cosa va bene, cosa no e come adattare ciò che hai per poter accedere finalmente al monastero.

Il liquore del monastero: lo Psimeni Raki

Una volta superato l'ostacolo del vestiario, ti troverai a entrare da una porticina di poco più di un metro e a salire una scaletta che ti porterà alla sala dove ti accoglierà un altro monaco.

Parlano un pochino di inglese ma in ogni caso di costringeranno a sederti, riposarti del tuo viaggio (lungo o corto che sia) e assaggiare un paio delle specialità tradizionali del monastero, ovvero i loukoumi e un bicchiere di psimeni raki (ψιμένη ρακί).

Questo liquore è il marchio di fabbrica del monastero e furono proprio i monaci nell'arco di un millennio a sviluppare la ricetta per aromatizzare il rakì dandogli questo gusto dolce, intenso e balsamico.

Ovviamente la ricetta vera non la conosce nessuno perché utilizza erbe che crescono solo al convento, però in giro per l'isola sono molti quelli che si sono fatti un'idea abbastanza chiara di come avvicinarsi all'intruglio originale.

Pare che una miscela di erbe selvatiche amorgiane vengano fatte abbrustolire (da qui il nome dello spirito, infatti ψητός in greco significa arrostito), per poi essere mescolata al raki e al miele, prima di essere lasciato a macerare per qualche tempo.

In giro per Amorgos è abitudine darti un bicchiere di psimeni rakì a fine pasto assieme alla frutta di stagione, ovviamente se lo vorrai.

Mi è capitato di visitare il Monastero in piena estate e ti posso garantire che quel bicchierino di liquore freddo assieme al loukoumi impanato nello zucchero a velo è stato un toccasana.

I festeggiamenti del 21 novembre 2021 presso il monastero di Amorgos

Quando si festeggia la Panagia Chozoviotissa?

La celebrazione del monastero è fissata per il 21 novembre, ovvero il giorno dell'Assunzione della Vergine, almeno secondo il calendario ortodosso, perché secondo quello cattolico è il 15 agosto (giorno della Dormizione della Vergine per gli ortodossi).

A prescindere dalle discordanze di calendari religiosi, ci sono un paio cose che devi tenere a mente:

  • Un po' come te ne avevo già parlato quando ho scritto della celebrazione di Profitis Ilias a Hydra, anche qui ad Amorgos i festeggiamenti cominciano in realtà il giorno prima con la messa dei vespri. Dipendentemente dalla situazione pandemia potrai restare a vedere la messa (che è una cacofonia di due ore e mezza in greco non proprio comprensibilissimo che non so se consigliarti) e mal che vada potrai godertela dal cortiletto subito fuori dalla cappella all'ultimo piano del monastero. Niente tramonto perché qui guardiamo a est. All'uscita però, ti verrà consegnata una borsa con un pezzo (abbondante) di pane, della fava con le olive e anche un pezzo di χάλβα, un dolce da perderci la testa.
  • Prima della pandemia si poteva restare a dormire nel piazzale antistante l'entrata principale al monastero in attesa della messa del mattino successivo. Dev'essere stata un'esperienza top finché è stato possibile perché ora col COVID purtroppo non è più incoraggiata.
  • All'alba del 21 novembre le campane cominciano a suonare per celebrare la Vergine Maria e subito dopo comincia la messa di celebrazione vera e propria. Valgono le stesse regole del sabato, ovvero messa soporifera per qualche ora. All'uscita, stavolta, oltre al pane sempre abbondante, ti verrà consegnato del baccalà fritto e una tavoletta di pasteli, ovviamente tutto cibo adeguato alla celebrazione (simile a quello di Quaresima per certi versi)

La mia esperienza alla celebrazione del 2021

A novembre 2021 mi sono incaponito per poter partecipare alla celebrazione ed è stato a dir poco grandioso.

Certo, non ho avuto l'opportunità di dormire presso il monastero in attesa della celebrazione mattutina (per via delle restrizioni a causa del COVID-19) però è proprio perché poca gente ha la voglia e la determinazione di venire che riesci a vivere delle esperienze di Grecia Vera.

Innanzitutto c'è ovviamente da mettere in conto le 9 ore di andata (e altrettante per il ritorno) in nave. D'accordo è il Blue Star Naxos, cioè un gigante del mare paragonato al Sea Jet estivo, però quando trovi vento forte anche in mare non c'è santo che tenga. Per di più, avendo la partenza alle 17.30 da Atene, significa che siamo arrivati a Katapola alle 3.30 della mattina.

Il 20 ho trovato un vento mai visto così forte ad Amorgos: nei momenti in cui mi fermavo per parcheggiare, potevo sentire l'auto che traballava sballottata dal vento. Soprattutto alla Chora c'era da tenere le portiere con le mani altrimenti si sarebbero spezzate.

La buona notizia è che fa ancora molto caldo in questa stagione ad Amorgos: con 18 gradi di massima e 13 di minima, il freddo si sentiva solo col vento la sera. Peraltro, ragioni per cui muoversi la sera non è che ce ne siano tante perché la maggior parte dei locali sono chiusi, però in ogni caso avere un clima decente ha aiutato.

Altra sorpresa non da poco ce l'ho avuta appena ho parcheggiato per andare a vedere la messa dei vespri del 20 novembre: per qualche strano motivo, il lato della Panagia Chozoviotissa era totalmente privo di vento!

La visita al monastero purtroppo può durare solo una decina di minuti, sempre per via delle restrizioni, a meno ovviamente di sostare in uno dei due cortili esterni dentro al complesso monasteriale. All'uscita ovviamente ho ritirato la mia σακούλα con fava e olive, pane e chalva.

I sorrisi dei locali e l'apprensione nel far si che tutto sia pronto alla perfezione è qualcosa che mi affascina davvero. Sono gli uomini che cucinano la maggior parte delle cibarie per entrambi i giorni, anche se ovviamente non manca l'aiuto femminile qui e lì. Ho trovato moltissima attenzione all'igiene (cosa che non mi aspettavo) e grande generosità nell'elargire tutto ciò che si può. Davvero cose che ti fanno stringere il cuore.

Mentre scendevo i gradini ho avuto la fortuna di incontrare uno dei monaci del monastero che ho puntualmente immortalato in una foto che mi ricorda moltissimo quella storica che sicuramente hai visto da qualche parte in giro per la rete se hai fatto qualche ricerca sul monastero della Hozoviotissa oppure sulla palìa strata.

Il mattino del 21 novembre però è stato l'apice dell'intera esperienza: su suggerimento dei locali, mi sono svegliato prima dell'alba per andarmi a godere il sorgere del sole proprio al monastero. Sapevo che, proprio come il giorno prima, sarei potuto stare solo una decina di minuti dentro, quindi bisognava giocarseli al meglio.

Arrivato al parcheggio mentre cominciava a schiarirsi, sono salito lungo la gradinata per arrivare al piazzale antistante il monastero proprio al sorgere del sole. E a quest'ora (7.20 per la precisione) è cominciato lo squillare delle campane che annunciava l'inizio della celebrazione della Panagia.

Un intenso scambio di Καλή Παναγία και Παναγία μαζί μας! (Buona celebrazione della Madonna e che la Madonna sia con noi!) parte tra tutti quelli che si trovano nelle vicinanze, un po' come quando ci si scambia la pace in chiesa 🙂 Non so cosa fosse, se quella luce dorata, il sole che ci scaldava, i sorrisi e gli scambi di auguri, le campane che suonavano a festa: so solo che in quel momento mi sono sentito sereno e soprattutto felice di aver superato tutti gli ostacoli per poter assistere alla celebrazione di quest'anno.

All'uscita, logicamente facce sorprese perché me ne sono dovuto andare dopo poco tempo dall'inizio della messa, però un sorriso e un'altra σακούλα con pane e baccalà fritto mi hanno accompagnato fino all'uscita.

Il resto di questa incredibile giornata (senza vento) l'ho trascorso andando e tornando al punto più a nord di Amorgos, ovvero presso la chiesa di Stavròs, ma questa è un'altra storia.

Orari del Monastero di Amorgos

Mi raccomando attenzione perché il monastero della Panagia Hozoviotissa ha orari davvero peculiari, per usare un eufemismo.

E' aperto dalle 8 di mattina all'1 di pomeriggio.

Poi chiude nel pomeriggio e riapre dalle 5 alle 7.

Quindi prendi bene le misure perché i monaci non sono sempre troppo transigenti per quanto riguarda i ritardatari 😅

Caso mai dovesse servirti un numero di telefono per contattare il monastero e vedere se sono aperti, puoi chiamare il +30 22850-71274.

Un documentario sul monastero

Se ancora non ne hai abbastanza di tutto ciò che ti ho detto a proposito del monastero più famoso di Amorgos (bravə!), allora ti consiglio di guardare questo documentario che ho trovato su YouTube. Lo so, è in greco, ma se capisci anche solo qualche parola ti garantisco che varrà il tuo tempo.

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