Beozia

Beozia: l'altra Grecia, quella che non ti aspetti

Non è Attica, non è Peloponneso, non è ancora Delfi ma ci si avvicina.

La Beozia è quella parte di Grecia che pochi riescono a collocare sulla mappa, eppure ha tutto: siti archeologici leggendari, paesaggi bucolici, monasteri d’oro, montagne sacre, e una vita rurale che sembra uscita da un'altra epoca.

Se ti piace la Grecia che non fa cartolina, la Beozia è il tuo playground.

Ti svelo anche perché oggigiorno dare del beota (letteralmente abitante della Beozia) a qualcuno non è esattamente un complimento


Dove si trova la Beozia

Geograficamente è nel cuore della Grecia continentale, a nord dell’Attica e a est della Focide.

Politicamente è sempre rimasta un po' ai margini: troppo vicina ad Atene per essere considerata "provincia" e troppo contadina per essere metropoli.

Risultato? Un territorio rimasto autentico, fuori dalle rotte turistiche classiche.

Cosa vedere in Beozia

  • Tebe: la città del peccato (anticamente perlomeno), tragedie e complessi di ogni luogo. Qui nacque Edipo, vissero i Sette contro Tebe e partì la spedizione dei Sette. Il museo archeologico è una chicca ancora ignorata dai più.
  • Monastero di Osios Loukas: tra i più belli del mondo bizantino, anche meglio di Nea Moni a Chios. Mosaici dorati, atmosfera mistica e pochi pullman turistici.
Il monastero di San Luca
  • Arachova: tecnicamente è ancora in Beozia anche se ovviamente tutti la associano a Delfi (a nemmeno 5km), che però è già in Focide
  • Distomo: piccolo villaggio segnato da una delle stragi più feroci dell'occupazione nazista. Il memoriale è potente e toccante.
  • Orchomenos: rivale antica di Tebe, famosa per il suo teatro ellenistico e il "tesoro di Minia", una tomba micenea monumentale che ricorda quella di Atreo a Micene.
  • Platea: il campo della storica battaglia del 479 a.C. in cui i Greci sconfissero definitivamente i Persiani. Oggi è un sito silenzioso ma denso di memoria.
  • Cheronea: dove Filippo II, padre di Alessandro Magno, sconfisse le polis greche ribelli nel 338 a.C. Qui si trova il celebre Leone di Cheronea, memoriale dei caduti tebani.
  • Livadià: una cittadina vivace, celebre nell’antichità per l’oracolo di Trofonio. Il centro storico è attraversato dal fiume Erkina e dominato da un castello medievale: atmosfera da fiaba con fondo storico.

Perché in italiano "beota" è un insulto?

L'aggettivo "beota" in italiano è sinonimo di ottuso, ignorante, incapace di cogliere l'ironia o la complessità delle cose.

Ma da dove arriva questa etichetta?

Dalla Beozia, ovviamente.

Già nell'antichità, gli Ateniesi – notoriamente pieni di sé – consideravano i Beoti dei campagnoli rozzi e poco raffinati.

Gente dedita all’agricoltura, poco interessata alla filosofia e alle arti, rispetto ai sofisticati cittadini dell’Attica.

Aristofane li prendeva regolarmente in giro nelle sue commedie, e lo stereotipo si è sedimentato nel tempo.

Ironia della sorte: la Beozia ha dato i natali a Pindaro, uno dei più grandi poeti lirici dell'antichità. Non proprio l’esempio perfetto di ottusità.

Quindi la prossima volta che senti qualcuno usare "beota" come insulto, sappi che sta ripetendo un pregiudizio ateniese vecchio di 2.500 anni. E sbagliando di grosso.