I Fanarakia di Tinos - Grecia Vera

I Fanarakia di Tinos

30 gennaio 1823, poco più di due anni dall’inizio della Rivoluzione Greca.

A Tinos succede qualcosa di inatteso.

Qualcosa che cambierà l’intera nazione dal punto di vista della fede Ortodossa.

La scoperta dell’icona di quella che oggi è la Panagia Evaggelistria di Tinos, una delle mete più importanti dal punto di vista religioso e probabilmente la più celebrata il 15 agosto, ovvero il giorno della dormizione della Madonna.

E non solo: il 30 gennaio per Tinos ora è sinonimo di celebrazione per il ritrovamento dell’icona.

Oggi ti parlo proprio di questa usanza che prende il nome di Φαναράκια (fanarakia).

Indice

La Scoperta dell’Icona

Siamo nel mezzo della battaglia per l’indipendenza greca contro i turchi ottomani, nel 1822.

A Tinos c’è una ormai anziana suora di nome Pelagia, la quale ha preso i voti più di cinquant’anni prima, quando suo padre morì. Con sé al monastero portò la dote del campo che la sua famiglia utilizzava per la sussistenza finché era bambina.

Una mattina del luglio 1822, le appare in sogno una donna di bellezza incommensurabile, la quale le chiede esplicitamente di volere che tutti gli isolani le costruissero una degna dimora.

Specificò anche chi doveva essere a portare avanti il lavoro e dove la voleva. Ma Pelagia, pensando che fosse il diavolo a tentarla, lasciò perdere il sogno.

Sette giorni dopo, la stessa cosa accade.

Pelagia lascia ancora perdere.

la panagia Evaggelistria di Tinos dall'alto

Accade una terza volta.

A questo punto la bellissima donna si fa riconoscere come la Vergine Maria e soprattutto minaccia una punizione tremenda nel caso in cui non venisse ascoltata.

Pelagia quindi va dall’abate che capisce subito che non c’è tempo da perdere e ordina l’inizio dei lavori. Il problema però è che il terreno identificato è di proprietà di un tiniota temporaneamente a Costantinopoli, quindi i lavori cominciano in ritardo.

I primi scavi rivelano l’esistenza di una chiesa paleocristiana e di una fonte.

I tempi erano assai complicati: in questo periodo, una nave da Instanbul porta con se una malattia che si allarga a macchia d’olio tra la popolazione, specialmente tra le migliaia di fuggitivi dal Massacro di Chios e dall’Asia Minore.

Ma i locali non si danno per vinti e, a fine gennaio 1823, riprendono gli scavi.

Il 30 gennario 1823, trovano proprio l’icona intatta della Panagia Evaggelistria (letteralmente, l’Annunziata).

Giorno che da quel momento è ovviamente diventato il prescelto per la celebrazione annuale.

I “Fanarakia”

Armati di questo contesto storico, ora posso raccontarti che cosa sia la tradizione dei Fanarakia che si svolge a Tinos proprio il 30 gennaio di ogni anno.

l'interno del monastero della Panagia Evaggelistria di Tinos

E’ ovviamente la celebrazione del ritrovamento dell’icona sacra, come peraltro dice anche il nome, in quanto Fanarakia ha la stessa radice di φανερωνω (faneròno, manifestarsi). Stessa radice del nome di Agios Fanourios, peraltro il santo a cui ci si vota per ritrovare qualcosa, guarda caso 😉

I protagonisti di questa tradizione a Tinos sono gli studenti, i quali si trovano nelle scuole, prendono le loro lanterne fatte a mano e tutte di diversa forma e colore, e poi scendono in strada per andare a ricongiungersi con gli altri locali proprio nel cortile antistante la Panagia Evaggelistria.

Qui tutta la popolazione canta canzoni tradizionali inerenti alla celebrazione accompagnate dalla banda di Tinos, con il prete celebrante che ogni tanto ricorda all'intera folla di cantare piu forte e di alzare in alto le lanterne ("ψηλά τα φαναράκια!", in alto le lanterne!).

E' incredibile essere lì e sentire l'ardore con cui tutti i tinioti partecipano ai canti e quanto i ragazzi si diano da fare per far sentire il coro della la propria classe.

Successivamente, sempre ordinati per classe, dalle elementari al liceo ed EPAL, comincia la processione che porta le varie classi verso le proprie scuole con i genitori appresso e nella quale tutti quanti tengono in mano la loro lanterna, il φαναρι appunto.

Punto finale di ogni processione indipendente è la piazza del porto dove sorge il piedistallo da cui ogni celebrazione religiosa avviene (chiamato εξάδρα perché ha 6 lati). Qui si continua a cantare sulle note della banda fino al discorso del sindaco di Tinos che chiude tipicamente dando un giorno di vacanza ai ragazzi e lasciando spazio ai fuochi artificiali che illuminano (simbolicamente) la notte che ha restituito l’icona della fede ortodossa più importante di tutte.

La tradizione iniziale prevede anche che gli studenti distruggessero le loro lanterne, per poi ricostruirne ancora di migliori l’anno seguente. Alcuni “temi” che appaiono sulle lanterne sono ovviamente legati alla Madonna, ma anche talvolta a barche di legno (sempre presenti nella tradizione greca) e anche la “Elli”, l’incrociatore greco affondato dagli italiani proprio a Ferragosto del 1940 nel porto di Tinos.

La Panagia Evaggelistria di Tinos

Quella suora Pelagia lì, di cui già si dicesse che parlasse coi santi, verrà pure lei canonizzata diventando così Agia Pelagia.

Dieci anni dopo il ritrovamento dell'icona, esistevano già libelli che narravano l’episodio sia del ritrovamento, sia degli effetti miracolosi dell’icona e della fonte dove fu ritrovata.

Uno dei direttori dei lavori, infatti, aveva un figlio che era stato colpito severamente dalla malattia che era arrivata da Costantinopoli. Preso dalla disperazione, pare che il padre fosse andato a prendere della terra da dove era stata scavata l’icona e dell’acqua che sgorgava dalla sorgente sacra, per poi darla al figlio ormai in punto di morte.

Il mattino dopo, il ragazzino era completamente rinsavito.

la sera della celebrazione di Pasqua al monastero della Chora di Tinos

Questa è solo una delle migliaia di storie che poi sono apparse negli anni e nei secoli successivi che rendono ancora adesso la Panagia Evaggelistria quello che è dal punto di vista dell’importanza dei fedeli ortodossi (greci principalmente).

Ancoa oggi, se vai al monastero a Tinos, non ti sfuggirà la quantità di tama che sono appesi nella chiesa principale, proprio perché moltissimi si votano ancora oggi alla Madonna di Tinos per una grazia.

Pelagia morì nel 1834, ovvero un paio d’anni dopo che il nuovo regno di Grecia venne riconosciuto da tutta Europa.

Già nel 1840, il monastero di Tinos riceve turismo religioso in pellegrinaggio verso la Panagia Evaggelistria, ancora oggi meta di folle oceaniche (e non sto esagerando), soprattutto a Pasqua e ancora di più a Ferragosto.

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